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Un viaggio nel cuore dell'Europa orientale

(di Podlosky)

Una trasferta è sempre una piccola grande avventura. Quando nel punto di ritrovo di Piazza Matteotti, alle ore 22.00 di giovedì 5 gennaio, si riunisce il manipolo di FIGLI DI BOLZANO (con tutte le loro peculiarità, differenze e pezze) non sanno in realtà cosa li attenderà… ma sono tutti consci che il CUORE BIANCOROSSO li porterà sempre ovunque ci sia sul ghiaccio la maglia dell’HC Bolzano.

Sui tre qamutiik salgono ben 18 avventurieri dell’EST. I musher sono Cowboy che trasporta Cowgirl, Bibi e Bibo, Duesciarpe e Beauty; Racing con Penelope Pitstop, Bruttocarattere, Biblio e Navi; infine Polemico che conduce Bancomat, KatarinaWitt, Nosociale, Bulldog, Entusiasmo e Pacifico.

Un gruppo davvero poliedrico e variegato che comunque riesce a partire con grande puntualità: sono le ore 22.30 quando l’avventura ha inizio…

 

Sta arrivando il Bolzano,

niente più trasferte a Brunico e Renon

ma in Europa col tomtom...

(Curva Nene & Michi, 2013)

 

Già al Brennero la truppa è investita dalla prima bufera di neve… ma le volpi non hanno problemi e proseguono senza timore… Sulla via austriaca i “soliti nemici” cercano di rallentare, con i più classici sotterfugi alla Dick Dastardly, il battito del cuore biancorosso e il ritmo di corsa. Ma l’inganno dei rompighiaccio (due spazzaneve affiancati che occupano tutta la carreggiata e che marciano a passo d’uomo) dura “solo” fino al confine germanico… non prima che, tra vortici e turbini nevosi, Polemico cerchi di speronarli più volte e Racing gli buchi le orecchie con tutte le imprecazioni possibili dettate dalla sua furia agonistica…

Superate le astuzie austriache la carovana viene investita dal temibile vento dell’est e dal famigerato gelo della pianura Pannonica… i mezzi sono in balia del ghiaccio e di un freddo stimabile intorno ai -15° centigradi. La battaglia per sopravvivere inizia col cercare di arginare il ghiaccio formatosi sui finestrini proteggendosi con coperte di fortuna… le soste sono brevissime solo per espletare i bisogni fisiologi per tornare al “tepore” dei mezzi (il freddo è un concetto relativo: da -15° a -5 ° sembra primavera). Anche i mezzi hanno bisogno di una mano per superare l'eccezionale rigidità del clima… e i capi comitiva si dannano alla ricerca dell’antigelo nelle varie stazioni di servizio al grido di ATAI PARAFLU!!!

In una sosta, per intrattenere il pubblico, KatarinaWitt pensa bene di sfruttare una lastra di ghiaccio sul marciapiede per dimostrare tutte le sue doti e con un susseguirsi di Flip, doppio Axel e Lutz termina planando con il volto sull’asfalto… nulla di grave tranne un paio di escoriazioni… sono i classici inconvenienti del mestiere... non sufficienti a fermare una streghetta in trasferta…

La marcia del convoglio procede comunque molto spedito con Racing (socio del Club Piede Pesante d’Italia) a fare da apripista. Entusiasmo, il jolly delle redini, dà il cambio sia a Cowboy che a Polemico in una staffetta modello Messico ’70.

Arrivati al confine ungherese sosta di rito per farsi ingannare con il cambio di moneta… che porta al classico alterco di Polemico con la signoria dell’ufficietto cambi… imbufalito il nostre “eroe” riparte dimenticandosi di Entusiasmo che è costretto a chiedere un passaggio ad un altro mezzo.

La puszta (pianura ungherese) si fa intravedere tra il ghiaccio misto a sale attaccato ai vetri…è una vasta distesa di pianura stepposa. L’aggettivo, che significa "vuoto, brullo, desolato", è riferibile anche alle fattorie sperdute circondate da vasti campi e possiamo dire che è molto azzeccato…

 

“l cielo sul deserto

chiama acqua pure lui:

snobbato dagli angeli,

volato da avvoltoi

e torbido di spiriti

che spesso giocano,

in sella al vento fischiano

e poi ululano…”

(Luciano Ligabue, 1991)

 

Ma in questo deserto magiaro poco dopo l’ingresso della carovana biancorossa è baciato da un Alba spettacolare che ci rapisce come il canto delle sirene Omeriche e ci riempie gli occhi di un luce che però non riscalda. Si scoprirà più avanti che purtroppo quello è il classico segno di sventura lanciato dai tifosi l’Alba Volan SC che sfruttano al meglio le loro armi per fermare gli avversari in arrivo.

 

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Alba ungherese

L’ingresso a Székesfehérvár è per le 9.30… purtroppo arrivati nel covo designato la truppa scopre che le stanze saranno pronte solo nel primo pomeriggio. Nell’attesa si cerca un po’ di calore nei centri commerciali del centro o in qualche bar, comunque alle 12 il drappello si riunisce nel rifugio per il pranzo è sarà un lieto evento per attendere la preparazione delle brande. Il cibo è ottimo come al solito, ormai il luogo da due anni a questa parte è diventato un feudo biancorosso… tra cinghiale, cervo e lucioperca (il Lago Balaton è a una manciata di chilometri) e lo scorrere di birra e tokaji il pranzo passa in assoluta allegria.

Il pomeriggio, riservato al meritato riposo tra piscina, sauna, bagno turco o più semplicemente letto, serve per ricaricare le energie per la partita serale. Ore 18.00 direzione stadio, la Ifjabb Ocskay Gábor Jégcsarnok è una struttura industriale riconvertita nel 1991 a palazzo del ghiaccio. Lo stadio, pur non essendo attraente, trasuda di passione per l’hockey locale e fa capire come la cultura hockeistica magiara sia molto radicata. La tifoseria locale, che sfrutta appieno il grande lavoro del merchandising della società (si trova di tutto, ndr), è molto competente e simpatica. Prima della partita un giovane tifosa si avvicina al settore ospiti un po’ intimidita dai torvi volti segnati del viaggio e cerca qualcuno per lo scambio di una sciarpa. Ovviamente trova il diniego di tutti (toglietemi tutto, ma non la sciarpa), molto rattristata sta rientrando nei ranghi quando Biblio, impietosito (… ma con tutti deve far amicizia questo!, Nosociale, Donetsk 2013) la raggiunge per regalarle almeno una spilla… lei davvero sorpresa ricambia comunque con la sciarpa.

 

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 In memoria di Ifjabb Ocskay Gábor

La partita scivola via senza grandi sussulti, il Bolzano sembra non voler infierire ma quando però viene punto scatta l’orgoglio di chi non vuole perdere e si riporta sotto… purtroppo un pizzico di sfortuna porta la partita ai supplementari. I rigori sono il più classico epilogo di una partita equilibrata e premiano i magiari forse più concreti e convinti nel voler portare a casa l’incontro. La vittoria è festeggiata come se fosse stata una finale: il carosello della squadra (giro di pista a salutare tutti i settori con il “cinque” battuto ai più piccoli. ndr) è comunque molto simpatico. La truppa, che ha assistito alla partita a una temperatura media di almeno -5° C, dopo aver ricevuto il meritato saluto dalla squadra rientra intirizzita al covo. Tra i commenti si riscontra che nelle trasferte EBEL non vi è mai stata una partita così fredda in un luogo chiuso, infatti risulta seconda solo alla partita all’aperto nella piazza TRG Republike di Lubiana nel dicembre 2014.

Al rientro, per scaldarsi le ossa, le scelte più gettonate cadono sul bagno turco e sauna. Entrati nella zona relax i nostri eroi ghiacciati trovano a fargli compagnia una simpatica coppia molto particolare. Infatti nell’idromassaggio si trova Er pecora avvinghiato ad una delle razze podoliche più note, la Grigia Ungherese (Magyarszürke). Nell’ilarità generale viene interrotto il loro simposio zootecnico, e solo in secondo tempo ci si rende conto che capiscono molto bene l’italiano. Saranno comunque lo zimbello per i giorni a seguire. Dopo una merita scaldata si torna nelle stanze, con una piccola appendice per uno spuntino notturno con tante chiacchiere tanto per non andare a dormire troppo presto.

Il giorno successivo, dopo una lauta colazione, la truppa si divide in due gruppi: gli stanziali e i turisti ad ogni costo.

In questo secondo gruppo guidato da Biblio fanno parte Doppiasciarpa, Navi, Bancomat ed Entusiamo. Mentre il primo gruppo, ben più numeroso, si coccolerà nel covo tra vivande, zona relax e sfide di acquavolley, i secondi si fiondano verso Budapest a scoprire i segreti della capitale magiara. Con Biblio alle redini viene affidato il compito di copilota e navigatore a Navi e i due si perdono subito allungando il percorso di buoni 40 minuti. Arrivati a Budapest con “l’inganno” Biblio porta i 5 nei pressi del Bastione dei Pescatori (Halászbástya) nella zona di Buda dove sorge la Biblioteca Nazionale (National Széchényi Library). Solo al sentire odore di carta ingiallita e microfilm abbandona per un poco più di un oretta il gruppo, che può tranquillamente vistare il luogo e le sue neogotiche architetture, per cercare documenti sull’hockey su ghiaccio locale.

Intanto nel covo tra schiamazzi e risate gli stanziali gozzovigliano amabilmente, creando anche un piccolo incidente diplomatico con un bottiglia messa al fresco nel luogo sbagliato. Il gruppetto turisti ad ogni costo si ricompatta alle 14 e decide con grande coraggio di dirigersi verso Pest a piedi. Una vera avventura dato che i -15°C non sono solo un numero ma cruda realtà. La leggera brezza fa sembrare di essere investiti dal Buran (il vento gelido siberiano, nrd) il passeggio è un vero calvario con le facce tagliate dal ghiaccio. L'attraversamento del Danubio diventa una e vera propria prova di forza, si solleva il dubbio: “ma ce la faremo tutti o perderemo qualcuno come nelle più classiche pellicole americane?”. La vista del fiume blu dal Ponte delle Catene è davvero impressionante con un Bateau-mouche (battello turistico) che, lottando tra le lastre di ghiaccio che galleggiano lentamente verso il Mar Nero, si traveste da vero rompighiaccio polare (qualche giorno dopo sarà vietata la navigazione per problemi di gelo, ndr).

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Il bel Danubio ghiacciato

La visita a Pest è ovviamente molto breve cercando di capirne velocemente le peculiarità. Belli infreddoliti e con un ritorno sul Danubio che spinge tutti intimamente a pensare: “ma se cado in acqua quanto tempo mi rimane?” (il comune pensiero verrà svelato solo al caldo del pulmino) il gruppo risale sul mezzo e su proposta di Biblio va in cerca del Kisstadion: impianto storico dell’hockey su ghiaccio budapestiano costruito nel 1961 e che ha visto spesso ospite l’HC Bolzano. Dopo un lungo girovagare intorno alla zona sportiva (è situato nel quartiere del famoso Népstadion ora Puskás Ferenc Stadion), con la cocciutaggine di Biblio che non vuole mollare la presa il gruppo arriva all’obiettivo. L’impianto scoperto che può contenere 14.000 posti e che ha visto per l’ultima volta il Bolzano sconfitto per 7:3 (Morin, Holzner, Morin i marcatori biancorossi) in una partita di Coppa Europa (19 ottobre 1973) contro il Ferencvárosi Torna Club oramai è in decadenza. Divenuto il centro del settore giovanile del MAC Budapest Jégkorong Akadémia ha abbandonato le tribune per utilizzare la pista ghiacciata coperata da un pallone pressostatico. Mentre si svolge una partita giovanile il gruppo girovaga sorseggiando un tè caldo per i meandri dello Stadio. La peregrinazione porta alla scoperta della bacheca dei trofei giovanili del MAC Budapest tra i quali figurano diversi trofei guadagnati in Italia tra i quali il TORNEO IGOR LORO. Insomma Bolzano c’è!!

Soddisfatto, il gruppo, dopo un viaggio di 50 minuti, rientra alla base. Veloce tuffo in piscina e lauta cena (il ristorante dell’albergo è davvero di alto livello) a ranghi compatti con lo scambio degli aneddoti di giornata.

Il giorno successivo, dopo una placida notte nel caldo delle coperte, ritrovo a colazione per le 9.00, successivamente un piccolo excursus di un’oretta a Székesfehérvár per Biblio, Navi, Doppiasciarpa e Bankomat a prendere l’ultimo freddo ungherese. La partenza per Lubiana è fissata per le 11.00... alla prima sosta ancora in città per il classico rifornimento di carburante, Racing si accorge di aver dimenticato la busta con i soldi (la cassa del suo convoglio) sul tavolo della colazione. Imprecando ed immaginando che l’Ungheria abbia le stesse abitudini di onestà italiane torna sul luogo del crimine ma con SUO GRANDISSIMO STUPORE troverà la busta e tutto il suo contenuto ad aspettarlo alla RECEPTION. Ringraziando il cielo e tutti gli astanti in tutte le lingue del mondo Racing torna alla guida con la felicità di un bimbo.

I 405 km che separano la città ungherese da Lubiana vengono percorsi velocemente, il clima, avvicinandosi alla Slovenia, diventa sempre più caldo, entrati in Murania (Pomurska) dove il fiume Mura disegna le prime colline, si lascia la pianura pannonica e inizia a vedersi la neve sul bordo strada. Addentrandosi nel Paese con il presentarsi delle montagne la presenza nevosa è sempre maggiore, il cielo è limpido e il clima molto meno artico dell’Ungheria.

Sembra andare tutto bene, ma l’imboscata della vignetta satanica è dietro l’angolo. A cadere nel tranello posto dagli uffici del traffico sloveni è Cowboy che acquista una vignetta per l’autostrada slovena valida per autovetture. Dopo diversi chilometri di viaggio viene accostato da un pattuglia della stradale che fa notare che il suo mezzo per loro è un furgone e quindi avrebbe dovuto acquistare un altro tipo di vignetta. Il tutto si risolve con un multa salta da pagare sul posto, con le imprecazioni di Cowboy che vorrebbe riportare il tempo al 1991 e alla Guerra dei dieci giorni per potersi sfogare fisicamente con le autorità slovene.

I tre qamutiik arrivano alla spicciolata verso le 16 alla Hala Tivoli di Lubiana, l’impianto costruito nel 1966 per i mondiali di hockey ha compiuto i 50 anni lo scorso anno. La ristrutturazione fatta nel 2000 ha reso comunque molto confortevole il palazzetto peccato solo che non venga più frequentato per le partite di hockey. Va molto meglio invece per il basket locale, l’altro sport che si contende l’impianto. Comunque girovagando per le stanze del Palaghiaccio si possono ammirare i trofei conquistati dall’HDD Olimpija Ljubljana nei suoi 87 anni di vita (13 titoli jugoslavi e 15 sloveni, ndr).

Ore 17.30 inizia la partita, che si svolge davanti ad un pubblico di pochi affezionati (273 spettatori), e da subito si nota che non sarà molto avvincente. Il Bolzano sembra non aver molta voglia di giocare e il Lubiana fa di tutto per far sua la partita pungendo con maggiore incisività. Risultato ovvio di questo atteggiamento è il vantaggio degli sloveni. Ora ci si aspetta che l’orgoglio biancorosso possa rimettere in equilibrio in match, come fatto a Székesfehérvár. Ma non avviene nulla di tutto ciò, solo tanti tiri senza troppe pretese in una confusione sempre più crescente dove il giovane goalie sloveno non ha troppi problemi a chiudere la porta. A fine partita, mentre il 19enne portiere festeggia il suo meritato shoot-out con il ribaltamento della porta in segno di “oggi è chiuso”, la squadra non ha il coraggio di salutare i 20 tifosi (le due giovani zanzare si sono presentate puntali sugli spalti) tornado mestamente negli spogliatoi mentre i supporters biancorossi non hanno nessuna voglia di salutare una così brutta prestazione sotto il profilo dell’impegno. Molto arrabbiati per quello che hanno visto sul campo riprendono la via di casa con tutti gli improperi del caso.

La strada per il ritorno a Bolzano è molto scorrevole e non porta a nuove sorprese, in poco meno di 5 ore di viaggio vengono macinati i 350 km che separano le due città. Alle 1.15 di lunedì 9 gennaio la truppa arriva nel luogo della partenza di solo 2 giorni prima. Ma sembra un secolo, con 1496 km percorsi (senza contare i 200 circa a Budapest) e le tante emozioni vissute. Il congedo è veloce anche se la temperatura di 0 gradi centigradi rende il clima molto amichevole, d'altronde tra poche ore si dovrà tornare alla vita normale. Ma consapevoli che saranno pronti a nuove avventure all’insegna del biancorosso.

Dedicato a chi c’era, a chi voleva venire e a chi doveva venire!

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